Fantasia Pilot

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Premessa

Tra gli innumerevoli spunti che Italo Calvino ci ha lasciato durante il lavoro di Six Memos, uno è stato sicuramente la suggestione di basare la seconda serie di Storyfilters sulla fantasia. Lezioni americane possiede molti riferimenti a questo tema che, data la sua vastità di agganci con altri scenari e sviluppi, si pone come un percorso piuttosto insidioso da affrontare.

La sensazione provata è stata quella di scoperchiare un vaso di Pandora – o forse, data la bontà dei concetti, sarebbe meglio dire aprire la borsa di Mary Poppins – soprattutto perché attraverso la chat di Telegram le discussioni si animavano di continui link e discorsi che si accavallavano, intrecciavano e completavano l’un l’altro. In quel periodo un po’ caotico era costante il pensiero di costruire una serie di Storyfilters per ciascun nuovo argomento. Tuttavia, sia perché sarebbe stato di complicata gestione e sia perché le intuizioni iniziali sembravano le più solide, la decisione finale è stata quella di concentrare l’attenzione esclusivamente su Fantasia.

Le divagazioni sul tema erano legate soprattutto alle difficoltà riscontrate nel definire con precisione alcuni concetti; nella sfera semantica di “fantasia” convogliano altre parole complicate da distinguere e isolare per un loro significato univoco e preciso: invenzione, immaginazione, innovazione, creatività, fantastico poggiano tutte su uno sfondo comune, ma, sebbene possano sembrare così vicine tra loro da sovrapporsi, in verità, come le stelle del cielo che gli uomini avvicinano grazie alle costellazioni, distano tra loro anni luce e solo la vicina frequentazione permette di cogliere le altrimenti impercettibili differenze.

In questo spazio siderale è emersa la necessità di trovare dei riferimenti e strumenti precisi per affrontare nel migliore dei modi questa galassia di concetti: La grammatica della fantasia di Gianni Rodari e Fantasia di Bruno Munari sono diventati i filtri (o telescopi) con il compito di indicare la corretta distanza tra le stelle e dare a ogni parola il giusto significato, soprattutto in relazione al web, l’argomento che Storyfilters intende indagare con più impegno.

Qualche tempo fa Il Post ha riportato un articolo scritto dall’esperto di tecnologia del New York Times in cui si constata che ormai più nessuno investe nell’immaginazione del futuro. In un commento a questo articolo l’utente Albertog ha elencato dieci possibili cause che potrebbero essere alla base di quel che racconta Manjoo (il giornalista del NYT) ed effettivamente tutte quante sono meritevoli di essere considerate come portatrici di verità:

“Alcune ipotesi:

1 – Abbiamo smesso di immaginarci il futuro perché dopo Mad Max e Terminator siamo troppo impegnati a realizzarlo

2 – Abbiamo smesso di immaginarci il futuro perché il nostro reddito si è dimezzato e siamo troppo impegnati a conservarci un presente

3 – Abbiamo smesso di immaginarci il futuro perché tutte le illusioni di chi si immaginava il futuro in passato si sono mutate in delusioni

4 – Abbiamo smesso perché il presente finalmente ci soddisfa

5 – Abbiamo smesso perché naufragato il socialismo che cosa ci resta da sognare?

6 – Abbiamo smesso perché immaginare il futuro non genera click, mi piace, amicizie

7 – Continuiamo a immaginarcelo, ma preferiamo non farlo sapere agli altri perché:

a) – Ce lo vogliamo giocare noi da soli senza dividere la posta con nessuno

b) – Non vogliamo risultare deprimenti

c) – Non vogliamo essere presi per portasfiga

d) – Ne parliamo soltanto con pochi conoscenti su Whatsapp

8 – Abbiamo smesso di immaginarci il futuro perché è una cosa troppo ottocentesca

9 – Abbiamo smesso perché pensiamo di non meritarcelo troppo

10 – Forse ha ragione Manjoo: abbiamo smesso perché nessuno ci paga più per farlo”

La lista, visto che l’aver smesso di immaginare il futuro è qualcosa di estremamente complesso e pessimista, probabilmente è incompleta, ma comunque offre notevoli spunti di riflessione dai quali partire.

Ma che rapporto c’è tra l’immaginazione, la fantasia e il futuro?

Mettendo un po’ d’ordine la Treccani spiega che immaginazione e fantasia sono due facoltà diverse: la prima, interna, è la capacità di creare immagini mentali (in inglese imagery), la seconda, esterna, di combinare creativamente immagini già date (in inglese imagination) ed è alla base dei processi non logici (artistici, magici, infantili e schizofrenici). Esempi: un bestiaro fantastico che in ogni animale inventato mischia i caratteri di esseri esistenti è un atto di fantasia, la casa dei propri sogni è immaginazione. Sarebbe lecito dire che la fantasia è immaginazione applicata? Forse. Se fosse possibile costruire la casa dei sogni ricombinando i mobili della cucina e mettendoli al posto di quelli del bagno che sono finiti in camera da letto, allora forse tramite la fantasia avremo ottenuto un’immagine mentale creata dall’immaginazione. Se poi la casa per un qualche motivo migliora rispetto a prima, si è creata innovazione, ovvero la ricombinazione di qualcosa che già esiste, ma con un senso più logico e funzionale della precedente versione.

Altre definizioni sono spiegate direttamente da Munari in questo video tratto da alcune sue lezioni all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) dei primi anni novanta:

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Durante la visione del video questo schema aiuta a mettere in risalto i rapporti che intercorrono tra la memoria, l’intelligenza, il mondo esterno e i concetti cardine della serie Fantasia.

Nel vortice di tutte queste definizioni è assai semplice smarrirsi, il consiglio è quello di usare la propria fantasia per ordinare le idee nel modo più opportuno; in questo caso le categorie di “giusto” e “sbagliato” non sono importanti, ma tutto è assimilabile a un piccolo gioco utile a mettere in evidenza subito un fatto: la fantasia, a dispetto di quello che comunemente si crede, ha bisogno di ordine e quindi di regole per essere messa in atto in maniera proficua.

Una volta messi insieme i pezzi, il problema iniziale, ovvero il pensiero di un futuro che ultimamente sembra molto difficile da coltivare, diventa chiaro: non solo nessuno ci prova più, ma addirittura le posizioni maggiormente conservatrici, espresse in modi, termini e slogan che soltanto vagamente profumano di novità, sono quelle che raccolgono più successo. Questo comporta che questioni e decisioni di una certa complessità debbano abbattere una coltre spessa di diffidenza prima di essere recepite e soprattutto che, a discapito della comprensione reale di tutti i fattori e le parti in causa, venga premiata la tendenza a semplificare, a risolvere nel modo più semplicistico possibile e che richieda il minimo impegno. La fantasia diventa quindi uno strumento che aiuta a comprendere la molteplicità che abbiamo di fronte: immaginare i problemi e le ripercussioni di eventuali soluzioni è un lavoro che unisce le competenze acquisite alla capacità di ciascuno di essere creativi perché, se è vero che i problemi possono essere sempre simili, non può dirsi altrettanto delle soluzioni che devono tenere in considerazione i diversi contesti in cui le criticità si presentano.

Usare a dovere la fantasia permette quindi di comprendere e di offrire il proprio contributo; questo intende Rodari quando dice

“‘tutti gli usi della parola a tutti’ mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.

Tuttavia, affinché questo auspicio possa concretizzarsi, l’esercizio di fantasia necessita di divenire prassi comune e quotidiana, soprattutto ora che con la rete abbiamo lo strumento più adatto per “scoprire il mondo” e sfruttare le potenzialità migliori di noi stessi.

E quindi contribuiamo.

Per dare l’opportunità alla fantasia di diventare sistematica; per instillare il filtro dell’immaginazione nelle menti dei lettori di Storyfilters; per rendere chiaro una volta per tutte il fatto che chiunque può essere capace di un atto creativo; per offrire un metodo di immaginazione e per evitare che altri preconfezionino una serie di scenari da inculcare attraverso il martellamento pubblicitario o politico-propagandistico, la decisione è stata di dedicare gli sforzi della serie Fantasia alla costruzione di tre stagioni che saranno tre differenti approcci al tema:

  • Combinatoria: una fantasia insegnata come metodo di lavoro scalabile e riproducibile.  “Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”.1
  • Futura: una fantasia che metta insieme i pezzi in nostro possesso per poter immaginare un futuro migliore. “E poi, non trascuriamo il valore educativo dell’utopia. Se non sperassimo, a dispetto di tutto, in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?”.2
  • Pratica: una fantasia di lotta che possa essere strumento di resistenza contro le derive autoritarie e gli sdoganamenti fascisti – “tutti possono essere ‘creativi’, a patto di non vivere in una società repressiva, in una famiglia repressiva, in una scuola repressiva…”.3

 In tutte e tre le stagioni il web avrà un occhio di riguardo: anche quando sembrerà concettualmente lontano sarà comunque un riferimento perché è il luogo in cui si verificano la maggior parte dei fatti analizzati e perché, se usato con i giusti filtri concettuali, può realmente ispirare atti di fantasia concreti, quello che in buona sostanza Storyfilters desidera essere.


(1) Rodari, Gianni, Grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi, Trieste, 2010, p. 7.

(2) Ibidem, p. 114.

(3) Ibidem, p. 165.


Scritto da Storyfilters | @storyfilters

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