Le regole creative del lavoro educativo

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L’obiettivo del lavoro educativo deve essere quello di favorire la possibilità e la volontà di compiere delle scelte in piena autonomia, dando spazi per mostrare e affermare se stessi e le proprie idee. Creare delle situazioni in cui sia possibile esercitare la propria individualità è l’impegno che deve prendersi quotidianamente l’educatore, spingendo la persona a prendersi lo spazio di espressione che di diritto gli spetta.

Una condizione indispensabile all’espressione autentica di se stesso è la libertà, che deve registrarsi nel metodo educativo, nel messaggio che esso vuole trasmettere e nel contesto culturale e sociale in cui l’individuo alla ricerca dell’identità si inserisce. Un valore altamente democratico, coerente con l’ideale della libertà appena descritto, potrebbe essere la creatività che, configurandosi come una scelta di civiltà che può portare all’affermazione della personalità, è in grado di guidare lo sviluppo profondo dell’identità del soggetto. Lo sviluppo della creatività permette di lavorare sulle potenzialità inespresse delle persone, permette di dare maggiore forza alla personalità di ognuno, creando un terreno fertile per l’autonomia. La promozione della creatività in ambito educativo consente, quindi, di trasmettere un’idea dell’uomo innovativa e fortemente libertaria.

Come può essere compiuta un’educazione alla creatività?

Un esempio viene dalla sperimentazione di VelA – Verso l’autonomia, un progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo attuato dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione dell’Università degli Studi di Torino.
Il Progetto VelA si inserisce nel territorio della provincia di Cuneo e tutto il suo lavoro trova i principi ispiratori nella Convenzione ONU1 per i diritti delle persone con disabilità intellettiva, in particolare nell’articolo 19 che dichiara con estrema chiarezza che

“le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, sulla base di eguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione abitativa”

Il progetto VelA, imperniato su questa legge dello Stato, ha la finalità di costruire percorsi di vita indipendente per le persone con disabilità intellettiva, senza alcuna distinzione di genere, età, livello di difficoltà cognitiva, perché non esiste condizione che possa giustificare una violazione dei diritti della persona.

La finalità è raggiunta attraverso lo svolgimento di tre azioni:

  • Costruire: azione svolta con gruppi di genitori di persone con disabilità intellettiva fino a tredici anni di età nata con l’obiettivo della capacitazione, secondo la definizione di Danilo Dolci2.
    L’idea di partenza è quella che i genitori posseggano tutte le competenze necessarie per capire quali percorsi di vita indipendente siano migliori per il proprio figlio ed è importante che si dotino di strumenti che possano difendere tale diritto e li rendano forti davanti alle istituzioni.
  • Abitare: è l’azione a sostegno della vita indipendente e del rafforzamento dell’identità adulta di giovani con disabilità intellettiva.
    L’incontro di giovani con disabilità e l’ascolto dei loro bisogni e desideri sono ciò che costituisce il fulcro dell’azione, in cui è fondamentale il concetto della co-progettazione. La persona stessa e la sua famiglia sono accolte, accompagnate alla legittimazione dei loro desideri di vita adulta e sostenute attraverso la creazione di un progetto di vita condiviso in ogni parte. Quanto prodotto con la famiglia riproduce il naturale percorso di vita indipendente che ogni persona affronta all’ingresso nell’età adulta, con attenzione particolare al riconoscimento e alla consapevolezza di sé e alla legittimazione di ciò che si desidera. Chi ha partecipato a quest’azione ha potuto sperimentarsi nella costruzione della propria esistenza e rafforzare la propria identità adulta in modo naturale, attraverso l’esperienza reale.
  • Lavorare: per la vita indipendente è necessario avere un’occupazione lavorativa, non solo per i benefici che può dare dal punto di vista economico, quanto per il rafforzamento della consapevolezza di essere persona adulta. Lavorare, dunque, è l’azione di supporto nella ricerca di lavoro e di accompagnamento nell’affidamento di ruoli e compiti all’interno dell’azienda che siano utili a essa e strutturati sulle competenze e esigenze del lavoratore. È anche l’azione che dimostra quanto sia fondamentale l’esistenza di un ambiente formato e aperto perché l’inserimento sia efficace e positivo. L’impegno sulle competenze del lavoratore è risultato minore in termine di tempo, mentre ha occupato maggiormente la rimodulazione dell’ambiente e la formazione ai colleghi di lavoro. L’osservazione del contesto e l’azione di miglioramento di esso per la persona con disabilità hanno avuto effetti positivi su tutti i lavoratori delle aziende, riducendo la complessità delle mansioni e liberando da inutili burocrazie.

Da tutto ciò è evidente che il Progetto VelA si configura come una crescita della persona nei termini precedentemente descritti, come un cammino di creatività individuale. Partendo dalla definizione più basilare del concetto, creatività come capacità di trovare soluzioni ai problemi, è facile comprenderne il legame con la vita indipendente e con l’autonomia personale.

Ognuno di noi può considerarsi autonomo in quanto capace di affrontare le difficoltà che incontra quotidianamente trovando soluzioni più o meno alternative. La vita indipendente non è questione di competenze: non è saper cucinare perfettamente un piatto di pasta, non è saper fare la lavatrice senza tingere il bucato di rosa, non è saper riordinare la casa, ma è sapersela cavare, è immaginare cosa fare nei momenti di difficoltà, è esplorare nuove soluzioni osservando le situazioni difficili da angolature diverse. La vita indipendente è, in sintesi, essere creativi. La stessa definizione di vita indipendente è valida per le persone con disabilità intellettiva e, dando loro il giusto spazio di espressione e lasciando l’adeguato tempo di riflessione sui problemi, è possibile l’emergere della capacità creativa e la conseguente capacità di soluzione alternativa.

Il Progetto VelA risponde ad una ulteriore definizione della creatività, quella che la configura come parte dell’essere dell’uomo, come un bisogno che si origina nella ricerca della propria identità umana: solo attraverso l’espressione libera della propria creatività è possibile essere pienamente uomini. Le azioni educative del progetto sono state condotte in questa prospettiva di crescita umana, partendo dal riconoscimento dell’adultità delle persone con disabilità coinvolte e muovendosi verso il raggiungimento della consapevolezza di sé, lasciando lo spazio per parlare dei propri desideri, paure, speranze senza mai giudicarli come inappropriati.

In tal modo, la creatività diventa un processo educativo che “fa sì che ogni forma di esistenza divenga quello che è”3.

Le persone coinvolte, sostenute nel loro essere adulte, hanno dato forma alla loro esistenza in modi prima inimmaginabili per chi ha una disabilità intellettiva: c’è chi ha deciso di mettere da parte la paura e andare a vivere da solo, chi ha cominciato ad affiancare un insegnante di musica in una scuola media per inseguire la sua passione, chi ha cominciato un corso di fotografia (frequentato da persone con sviluppo normotipico, non da altri con disabilità) e ha conosciuto giovani con cui condividere un percorso. Sono tutti percorsi differenti perché nati da bisogni e desideri di persone diverse, a cui non bastano risposte preconfezionate. L’aspetto creativo di VelA sta anche nella personalizzazione degli interventi e nella co-progettazione con le persone: non si offrono servizi omologati, non si presentano soluzioni già masticate, non si danno attività standardizzate in cui le persone debbano incastrarsi. Si cuce un vestito su misura, realizzato con cura seguendo i gusti della persona che lo indosserà perché lo senta aderente ai suoi ideali e alle sue ispirazioni.

Agendo con creatività, dunque, si attua una liberazione dagli schemi preconfezionati che ingabbiano le persone in un pensiero unidirezionale e che le conformano a una vita monotona e priva di stimoli. Ed è così che emerge un ulteriore aspetto del Progetto VelA, quello della ricerca sociale e culturale capace di coinvolgere l’intera comunità nel cambiamento, di diffondere una buona prassi che mostra le possibilità concrete delle persone con disabilità: è l’aspetto che si collega perfettamente alla dimensione più sociale della creatività. Come Dewey4 ha intuito, è possibile definire la creatività passando dal considerarla un processo strettamente individuale ad un’istanza con una marcata finalità sociale. Da questo punto di vista, sviluppare la creatività significa portare una crescita nella dimensione sociale e culturale, trovando nuove prospettive da cui osservare i fenomeni della società e svincolandosi dai meccanicismi e dagli stereotipi. Esempi significativi della tesi appena sostenuta sono alcuni studi condotti da sociologi che definiscono la creatività come un “criterio di progresso e di sicura democrazia”5, una forza che può modificare le convenzioni radicate che appiattiscono le differenze sociali.

Le persone con disabilità sono una delle categorie che subisce questo appiattimento a causa della presenza di immagini stereotipate, come quelle di eterni bambini da proteggere, come soggetti non idonei al lavoro, come persone incapaci di compiere scelte personali.

Il Progetto VelA ha rovesciato questi schemi rigidi, queste immagini che incastravano le persone con disabilità in ruoli passivi; con la forza creatrice ha portato nuovi occhiali con cui osservare, ha dato avvio a un nuovo modo di lavorare con le persone con disabilità e le loro famiglie attraverso la personalizzazione degli interventi e la co-progrettazione delle azioni, ha ridato il potere di immaginarsi un futuro diverso da quello che finora era possibile per chi ha delle fragilità. Attraverso un pensiero creativo si è riusciti a ridare il potere di scelta autonoma alle persone con disabilità e a ricordarne i diritti fondamentali, in quanto adulti. Ha avuto, dunque, una funzione politica in quanto contestazione di una cultura che strumentalizza e appiattisce, per sostenerne una che lasci libertà di espressione e di autorealizzazione anche a chi possiede una qualsiasi fragilità.

In questa prospettiva la creatività diventa un impegno di ordine sociale, politico e culturale per creare un nuovo scenario, per trasformare il mondo dandogli delle direzioni diverse da quelle precedenti, più vicine all’ideale di società. L’attenzione all’altro, l’impegno, la passione, la libertà, l’autonomia, il diritto di autodeterminazione sono solo alcune delle caratteristiche che sono scaturite dall’esercizio creativo del progetto VelA e che possono essere il motore di una rivoluzione profonda della società.

Creativo è stato anche lo strumento utilizzato per la diffusione culturale del progetto: la web serie. A VelA Spiegata, visibile su YouTube, è la documentazione in dieci puntate del percorso di crescita di due giovani adulti con disabilità intellettiva, realizzata dal Progetto Bifronte. L’obiettivo è quello di mostrare al maggior numero di persone quanto è stato fatto dal Progetto VelA e di operare un cambiamento culturale che modifichi il pensiero secondo cui le persone con disabilità sono bambini passivi di fronte ad ogni sollecitazione esterna.

Nelle puntate si vedono i protagonisti svolgere azioni quotidiane come ogni altra persona della loro età: fanno un aperitivo (rigorosamente alcolico) nel centro della loro città, cercano casa per andare a vivere da soli, vanno a lavorare o a fare volontariato spostandosi in completa autonomia e lo fanno circondati da persone che li sostengono.

Questa è un’altra rivoluzione culturale: la vita indipendente è per tutti possibile solo con una rete di persone accanto.

Nessuno di noi vive in completa autonomia ma ha accanto altre persone, i nodi della rete, che facilitano lo svolgersi della quotidianità: c’è chi ha bisogno di qualcuno che aiuti nella pulizia della casa, chi ha bisogno che i genitori passino ad annaffiare le piante o a portare cibo già pronto da scaldare, chi ha bisogno di una mano per portare i figli a scuola, eppure, nonostante ognuno di noi abbia bisogno di questi aiuti, nessuno si permetterebbe di definirci incapaci di vivere da soli.

Da questa prospettiva è più facile considerare possibile la vita indipendente per le persone con disabilità intellettiva e grazie alla web serie si può mostrare questa nuova concezione anche a chi non si occupa strettamente della tematica, perché il cambiamento culturale sia capillare.


Scritto da Daniela Gariglio


[1] ⇑L’Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nel dicembre 2006 e nel febbraio 2009 il Parlamento italiano ratifica la Convenzione, che diventa così legge dello Stato. Attraverso i suoi 50 articoli, si indica la strada che gli Stati del mondo devono percorrere per garantire i diritti di uguaglianza e di inclusione sociale di tutti i cittadini con disabilità.
[2] “La capacitazione è un processo in cui persone o gruppi che si trovano in una situazione di impotenza apprendono modalità di pensiero ed azione che permettano loro di agire in maniera autonoma per soddisfare i propri bisogni fondamentali e incamminarsi lungo un processo di sviluppo: chi non aveva potere lo acquisisce, o meglio scopre di possederlo”. G. Scotto, Proseguire il lavoro di Danilo Dolci.
[3] Invitto, G. (a cura di) [2007], Bergson. L’évolution creatrice e il problema religioso, Milano, Mimesis Edizioni, p. 14.
[4] Dewey, J. [1917], The Need for a Recovery of Philosophy, Trad. It. [1957; ed. 1976], Intelligenza creativa, Firenze, La Nuova Italia.
[5] Mencarelli, M. [1972], Potenziale educativo e creatività, Brescia, Editrice La scuola, p. 130.

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