Psicostasia digitale

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“Non ho detto il falso, non ho commesso razzie, non ho rubato, non ho ucciso uomini…”1

I giudici dei morti sono quarantadue, come i peccati che simboleggiano, e bisogna chiamarli per nome uno alla volta per dichiarare la propria innocenza. A volte sono in piedi, a volte seduti. Al centro c’è Osiris, giudice supremo. Il giudizio fa paura – fa sempre paura essere giudicati – ma i quarantadue misurano la leggerezza del cuore, la leggerezza dell’anima. Continua a leggere “Psicostasia digitale”

Ma i dati sono davvero leggeri?

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“È vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso.”

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Lo studio di Internet non è rigoroso, è inutile!

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“Il filo non è ciò che si immagina. Non è l’universo della leggerezza, dello spazio, del sorriso. È un mestiere. Sobrio, rude, scoraggiante. E chi non vuole intraprendere una lotta accanita di sforzi inutili, pericoli profondi, trappole, chi non è pronto a dare tutto per sentirsi vivere, non ha bisogno di diventare funambolo. Soprattutto, non lo potrebbe. A proposito di questo libro: lo studio del filo non è rigoroso, è inutile.”

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Leggerezza

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“Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi del nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite” – Italo Calvino, Lezioni Americane.

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